L’artigianato valdostano e’ l’espressione delle civiltà contadine delle Alpi. La vita semplice e legata all’ essenzialità di queste popolazioni, chiamate da sempre alla sussistenza con le poche risorse disponibili, ha prodotto nell’artigianato valdostano una serie di realizzazioni legate ad oggetti di uso comune, ma di pregiata fattura.
In Valle d’Aosta, in cui rimane forte il sentimento della tradizione agli usi e costumi tipici, sopravvive quindi una produzione artigianale che custodisce i segreti di mestieri antichi.

Una raffinata abilità manuale: l’artigianato valdostano

Montuosa e dalla natura maestosa, la regione ha sempre adottato un sistema economico autarchico, sebbene fin dall’antichità non siano mancati gli scambi commerciali con le popolazioni limitrofe, dovuti già in età romana anche allo sfruttamento dei giacimenti minerari della Valle D’Aosta, come testimoniano la miniera di ferro di Cogne, la miniera d’argento di Valeille, quella di rame di Ecloseur e quella di magnetite di Larsinaz.
Nei secoli scorsi, infatti, la lavorazione del ferro fu una delle colonne dell’economia della regione.
E la presenza di numerosi fabbri, nei villaggi alpini della Valle d’ Aosta, raccontano di un’ attività vivace e produttiva. Il ferro battuto, infatti, veniva utilizzato per la realizzazione di oggetti d’uso quotidiano come lampade a olio, campanacci per animali, recipienti, chiavi, serrature e attrezzi agricoli, mentre oggi la produzione si è specializzata verso l’artigianato artistico o manufatti per l’edilizia.
Altra lavorazione tipica dell’artigianato valdostano è rappresentata dalla pietra ollare, largamente reperibile nella regione, che era già utilizzata in epoca protostorica. Testimonianze archeologiche confermano infatti che la pietra ollare della Valle d’Aosta venivava esportata oltre i confini regionali già nell’antichità. Oggi si producono, suppellettili, recipienti, sculture e stufe, di cui gli artigiani della Valtournenche sono i più specializzati.
Il tombolo di Cogne rappresenta un’ altra grande manualità, stavolta al femminile, della regione. La storia narra che furono delle monache benedettine, nel XVI, fuggite dal Monastero di Cluny, a diffonderlo in tutta la Valle d’Aosta ed in particolare a Cogne. I motivi sono floreali o rappresentano animali alpini, senza seguire uno schema preciso.
Anche la lavorazione del cuoio che era già diffusa in epoca romana come testimoniano i tipici “socques”, zoccoli con suola di legno e tomaia di cuoio.
Attualmente in Valle d’Aosta operano molti artigiani del cuoio, che producono dagli accessori di abbigliamento fino a collari da bestiame e finimenti per il cavallo. Ma la vera punta di diamante dell’artigianato valdostano resta la lavorazione del legno, con cui si fabbricavano un tempo telai per la filatura della canapa, strumenti da lavoro, suppellettili per la cucina come piatti, scodelle, cucchiai e giocattoli. Due però sono, tra le produzioni artistiche valdostane, gli oggetti più conosciuti ed apprezzati: i sabot e la grolla.
I sabot sono le calzature valdostane, tipiche della Val d’ Ayas, solitamente ottenute da pino cembro o larice, che potevano essere riempite di paglia per garantire più calore.
Gia nel XVIII secolo venivano largamente commercializzate, tanto che i sabotiers che le realizzavano erano pagati a giornata, quantificata usualmente nella fabbricazione di dodici paia di scarpe.
La grolla è invece un calice da vino con coperchio, ricavato da un pezzo di legno pregiato, decorato in modo raffinato o sfarzoso e il cui termine deriva da “graal“, che in lingua d’oil significa coppa. In origine la grolla era una semplice contenitore per bevute conviviali, simbolo di fraternità e della famiglia, da non confondersi con l’ugualmente tipica
coppa dell’ amicizia, bassa e panciuta e dotata di beccucci, usata per bere il caffè alla valdostana.

La fiera di Sant’Orso: mille anni di artigianato valdostano

Sono quasi mille anni, che l’artigianato valdostano trova il suo rituale spazio espositivo nella Fiera di Sant’ Orso, patrono di Aosta. Il 30 e 31 gennaio, durante i freddi giorni della Merla, si svolge infatti nel capoluogo della Val d’Aosta un bellissimo mercato artigianale, le cui prime notizie storiche risalgono al 1206.
Una tradizione sopravvissuta nei secoli e legata all’usanza di ritrovarsi e scambiarsi merci ed utensili che sarebbero stati utili nei lavori agricoli, dopo la fine dell’inverno. Simbolo della fiera è un galletto in legno, che rappresenta la rinascita e il risveglio dopo l’oscurità dei lunghi mesi invernali, nonché la protezione dagli spiriti malvagi che popolano le tenebre.

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