Le arance di Sicilia sono un simbolo delle eccellenze agroalimentari italiane.
Furono gli Arabi ad introdurle in Europa, Sicilia soprattutto, dove gli aranci amari tra il IX-XI secolo abbellirono a scopo ornamentale giardini islamici dell’isola. Per quanto riguarda invece l’arancio dolce, gli studiosi sono concordi nell’affermare che la coltivazione nel sud del nostro paese iniziò verso il XVI sec. a seguito degli scambi commerciali con i Portoghesi, per poi svilupparsi in modo strutturato nel XVIII sec.. Le arance di Sicilia vantano oggi una denominazione IGP e un DOP: le “arance rosse di Sicilia” con marchio IGP nella varietà tarocco, moro e sanguinello e le “arance di Ribera”, con il DOP.

Le arance di Sicilia: un simbolo a rischio di svalutazione

Le arance di Sicilia sono scese in piazza, insieme all’olio, i pomodori e il grano italiano. E’ infatti di pochi giorni fa, a Catania, la grande manifestazione degli agricoltori del sud e dei produttori di arance siciliane, mobilitata da Coldiretti, per difendere questa coltura simbolo dell’agricoltura italiana, di cui la Sicilia è leader nella produzione, contro le politiche scellerate dell’Unione Europea e la mancanza di tutela.
Il comparto, simbolo dell’agricoltura siciliana, vive infatti da diverso tempo una crisi feroce tanto che negli ultimi 15 anni sono andati persi circa 60mila ettari di agrumeti. La causa di questo trend negativo va ricercata nell’invasione sul mercato di prodotti importati dall’estero, Tunisia e Marocco soprattutto, acquistati a costi bassissimi e che causano concorrenza sleale. Agrumi freschi, secchi e succo di arancia esenti da controlli, che negli ultimi anni sono praticamente raddoppiati sulle nostre tavole.
Le arance di Sicilia, “arance rosse di Sicilia igp” e “arance di Ribera” rischiano cosi di scomparire e questa tendenza pesa inevitabilmente sul piano economico, occupazionale e sulla salute dei consumatori che non sono tutelati dall’ indicazione di provenienza in etichetta. Ai nostri agricoltori, i cui agrumi vengono pagati 7 centesimi al kg e con i quali non riescono neppure a coprire neppure i costi della raccolta, non rimane che tagliare una pianta di arance su tre.
Ma perché i prodotti simbolo della agricoltura italiana come le arance di Sicilia, i pomodori, grano, olio e latte sono sotto attacco delle politiche comunitarie e delle distorsioni di mercato?

Arance di Sicilia: vittime della cattiva politica, della distorsione del mercato e della contraffazione

Le arance di Sicilia, non sono tutelate e lo dimostra il fatto che a distanza di un anno e mezzo dall’approvazione da parte del Parlamento italiano della legge che aumenta la quantità’ minima di succo nelle bibite a base d’arancia dal 12 al 20% non è stato ancora emanato il decreto applicativo. A questo si aggiungono le politiche europee che non permettono all’Italia di proteggere le proprie eccellenze agroalimentari, simbolo della dieta mediterranea. La prova sono gli sono accordi commerciali che l’Unione ha preso con paesi extracomunitari che permettono l’uso di pesticidi pericolosi per la salute e vietati in Europa, da coltivazioni realizzate in condizioni di dumping sociale per il basso costo della manodopera. Ed è cosi che le arance di Sicilia rimangono sugli alberi a marcire. Ma a questo va aggiunto il fenomeno della contraffazione, come nel caso del succo d’arancia, una bibita che ha poco di naturale, costituita soprattutto da zucchero di barbabietola, zucchero di grano, glutammato monosodico, acido ascorbico, solfato di potassio, e  in minima parte polpa di arancia e parti di pompelmo.

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