Con i primi freddi le castagne ci ricordano che l’ inverno si avvicina.
Reperibili da settembre a dicembre, questi frutti appartengono alla pianta Castagno che fa parte della famiglia delle Fagacee, originaria dell’Europa meridionale, Nord Africa e Asia occidentale.
È una pianta che risale al lontano Cenozoico. I Greci chiamavano i suoi frutti “ghiande di Giove” e i Romani incrementarono la diffusione di questo albero in tutto l’Impero e in particolare sull’Appennino, fra i 300 e i 1000 metri di altezza.
In Italia le castagne vengono raccolte in Campania, Sicilia, Lazio, Piemonte e in Toscana.

Le castagne: una risorsa alimentare preziosa

Le castagne sono un frutto molto ricco di carboidrati, con un grande valore energetico simile ai cereali e preziosa fonte di sali minerali. 100 grammi forniscono 81 mg di fosforo, 30 mg di calcio e 395 mg di potassio. Non a caso lo storico greco Senofonte, definì il castagno “l’albero del pane“. Questi valori nutrizionali e la facile reperibilità ne hanno fatto in passato una risorsa preziosa in periodi di carestie e miseria, soprattutto per gli abitanti delle zone montane.
Durante il Medioevo, gli ordini monastici si impegnarono a migliorare la coltivazione dei castagni, contribuendo al rimboschimento delle zone pedemontane, alla conservazione e la trasformazione dei frutti. Le castagne divennero così l’alimento principale delle genti di montagna, come dimostrano i numerosi interventi legislativi succedutisi nei secoli, relativi alla tutela e alla regolamentazione dello sfruttamento dei castagneti. Negli Statuti di Gavinana del 1540, ad esempio, si legiferava che la raccolta delle castagne da parte del proprietario terminasse col mese di novembre, così da permettere successivamente ai poveri di poter raccogliere i frutti che restavano in terra.
A sostegno di ciò, una credenza popolare affermava che il riccio contiene tre castagne perché una tocca al padrone,una al contadino e la terza ai poveri. Identificato quindi come sostentamento per le classi umili venne bandito nei menu di corte. Nel 1770 però le castagne, da cibo povero e contadino, giunsero sulle mense dei nobili in una veste più raffinata, come “marron glacè”, divenendo così un dolce per palati sopraffini.

Le castagne: uso in cucina e proprietà curative

Dalle castagne essiccate si ricava la farina, ingrediente base del castagnaccio, delle frittelle e di molti altri dolci tipicamente autunnali o invernali. Questo alimento si consuma usualmente arrostito, lesso o candito e se ne ricavano ottime confetture, creme, purea, zuppe e liquori. Negli ultimi anni alcuni birrifici artigiani italiani hanno presentato sul mercato anche birra di castagne, ottenendo un discreto successo soprattutto tra gli amanti della famosa “bionda”. Le proprietà delle castagne erano conosciute già nel Medievo, quando erano ritenute un afrodisiaco. Oggi vengono apprezzate perché alimento senza glutine e quindi adatto alle persone che soffrono di celiachia, ma non solo. Altamente digeribili se ben cotte, questi frutti sono indicati, per il grande apporto di sali minerali, in caso di stanchezza cronica.
La presenza di vitamina C, un potente antiossidante, contrasta inoltre i processi di invecchiamento cellulare nell’organismo umano e l’abbondanza di fibre favorisce il normale funzionamento dell’intestino. Le castagne sono anche ricche di vitamina B9, utile per la sintesi del DNA e per la produzione di globuli rossi.

Una curiosità sull’ albero delle castagne

Il castagno è più longevo dell’ulivo. In Sicilia, nel Comune di Sant’Alfio, sulle pendici dell’Etna, c’è un esemplare detto “Il Castagno dei cento cavalli” il cui tronco misura 52 metri di circonferenza e si presume abbia dai 3.600 ai 4.000 anni di età.

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