Le fave, il cui nome scientifico è Vicia Faba, sono legumi di primavera e la produzione, che un tempo era molto diffusa in Italia, soprattutto al Sud, si attesta oggi intorno ai 50 milioni di quintali. Il presidio Slow Food, con il suo famoso marchio, ne tutela ben 4 varietà: la fava di Carpino (Foggia), la fava cottòra di Amerino in Umbria, la fava cottoja di Modica e la fava larga di Leonforte in Sicilia, il cui consumo è tradizionalmente quello con seme secco, ma la produzione di fave in Italia resta concentrata soprattutto in Sardegna e nel Lazio.
E’ una pianta coltivata in Europa fin dall’antichità, ma ha origini asiatiche ed è impiegata a fini alimentari sia umani che animali. Le proprietà benefiche delle fave sin dalla notte dei tempi sono state celebrate attraverso leggende, rituali e superstizioni ed a queste vengono attribuite capacità straordinarie ed afrodisiache.

Le fave: da viagra dell’antichità a statina vegetale

Aristofane riteneva questi legumi il cibo preferito da Ercole, noto sia per le fatiche che per le sue capacità amatorie, mentre a Rodi un’epigrafe del VI secolo a .C. trovata in un tempio ammoniva i fedeli a non consumare fave e afrodisiaci per conservare lo stato di purezza. Nell’antica Grecia le fave erano tradizionalmente legate ai defunti. Venivano offerte in dono durante le cerimonie religiose per le anime dei morti. A Roma venivano considerate il cibo dei defunti, ma durante le feste dedicate alla dea Flora, protettrice della natura in germoglio,  venivano lanciate sulla folla dei credenti  in segno di prosperità. Pitagora e i suoi iniziati ritenevano che le fave fossero la porta dell’Ade, Platone affermava che erano nocive alla tranquillità spirituale, mentre Plinio affermava che intorpidissero i sensi e favorissero visoni.
Oggi sappiamo che il consumo delle fave crude, conosciute come la carne dei poveri, garantisce un ottimo apporto di ferro all’organismo combattendo l’anemia, sono ipocaloriche ed indicate nelle diete, migliorano il transito intestinale, contengono un’ ottima quantità di fosforo, rame e vitamina B1,B2 e B3, sono ricche di vitamina A per il benessere della pelle e soprattutto abbassano il livello di colesterolo LDL, favorendo inoltre lo sviluppo della dopamina, che risveglia il desiderio sessuale.
La fava fresca è il legume più leggero e digeribile che esiste in natura, ma quando lo si acquista il baccello deve presentarsi turgido e di un colore verde brillante.
Le fave secche si trovano sia con la buccia che decorticate, ma hanno un valore energetico molto più alto: 341 kcal.

Il favismo: una malattia conosciuta fin dall’antichità

Nota fin dall’antichità come “malattia delle fave” o favismo e diffusa soprattutto in Sardegna, Grecia, Asia meridionale e in Africa, questa patologia genetica ereditaria, impone alle persone affette l’esclusione totale di fave, piselli e verbena dalla propria dieta, poiché l’assunzione li espone al rischio di gravi crisi emolitiche acute.
E’ una malattia che si origina dal difetto congenito in un enzima, il glucosio-6-fosfato-deidrogenasi, normalmente contenuto nei globuli rossi, che colpisce prevalentemente i maschi, mentre le femmine sono portatrici sane. Per ulteriori approfondimenti si può consultare l’Associazione Italiana Favismo , ma è bene sottolineare che proprio in questi giorni il Governo ha stabilito  che il deficit di G6PD non sarà più considerato Malattia Rara rendendo non più obbligatori gli screening neonatali e l’esenzione dal ticket sanitario.

Le fave italiane che han volato nello spazio

Per concludere, un’ultima curiosità. Durante la recente missione spaziale sulla Stazione Spaziale Internazionale, che è terminata nel giugno del 2015 ed alla quale ha partecipato Samantha Cristoforetti, la Argotec di Torino, l’azienda responsabile in Europa per lo space food degli astronauti, ha inserito nella loro dieta, le fave di Carpino, un alimento dalle straordinarie proprietà nutritive. Se voleste provare l’ebbrezza del cibo dei cosmonauti e il gusto di un’eccellenza agroalimentare italiana basterà ordinare dal loro e-commerce .

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