Le piante officinali sono un dono della natura e da sempre preziose alleate dell’uomo. A dimostrazione di questo, ci sono i reperti di gusci di sambuco, corniolo e altri frutti secchi rinvenuti in villaggi mesolitici del nord Italia, che attestato la vocazione a raccoglitori dei popoli preistorici. Il termine si origina dalle officine, ossia gli antichi laboratori farmaceutici, dove queste specie vegetali venivano lavorate per essere poi utilizzate a seconda della necessità.
Il nome piante officinali con cui vengono chiamate queste specie e’ però esclusivamente legato alla tradizione italiana. Altrove si dividono in piante medicinali, aromatiche e da profumo, ma hanno tutte in comune proprietà biologiche e farmacologiche e possono essere utilizzate come alimenti, cosmetici, farmaci, prodotti veterinari, integratori alimentari e non da ultimo per l’ industria conciaria e tintoria e per prodotti di uso casalingo.

Le piante officinali: quelle spontanee e quelle coltivate

L’Italia e’ uno dei paesi al mondo con il più alto indice di biodiversità e si contano 73 specie di piante officinali spontanee, tra le quali le più importanti sono iperico, tiglio, passiflora, santoreggia, timo, ortica, equiseto, achillea, ginepro, assenzio e ruta.
Ancora oggi nel nostro paese sopravvive la figura del raccoglitore di erbe selvatiche, che non rappresenta solo una immagine ancestrale come spesso ritenuta, ma un vero professionista in botanica. Negli ultimi anni però in Italia si va diffondendo anche la coltivazione di queste specie vegetali, tanto che i produttori si sono raggruppati nella F.I.P.P.O. www.fippo.org che offre tra i tanti servizi anche consulenze mirate per chi volesse da consumatore trasformarsi in coltivatore e produttore.
Tra le piante più coltivate e con un consistente valore di mercato vanno ricordate il mirtillo nero, lo zafferano, la vite rossa, il cardo mariano, il finocchio, il coriandolo, la passiflora, il carciofo, l’ aglio, l’ anice, l’ assenzio romano, la lavanda, la liquirizia.
Una menzione a parte merita il bergamotto di cui l’ Italia e’ il primo produttore al mondo. È un agrume molto richiesto dall’industria profumiera e cosmetica e largamente usato in ambito farmacologico.

Le piante officinali in Italia: un business da coltivare

L’ Italia importa il 70 % del fabbisogno nazionale, malgrado negli ultimi dieci anni ci sia stato un esponenziale incremento della commercializzazione dei prodotti finiti, legati allo sviluppo della medicina alternativa e della fitoterapia. In agricoltura pertanto, la coltivazione delle piante officinali, e’ un settore di nicchia con grandi possibilità di incremento e sviluppo, soprattutto nell’ambito della agricoltura biologica. Per chi volesse farsi un idea, la materia è ancora regolamentata dalla Legge 99 del 1931 e da un Regio Decreto n° 772 del 26 maggio 1932.  Parliamo quindi di una normativa antica, quasi quanto l’ attitudine dell’uomo ad usare le piante officinali, ma che lascia spazio a una domanda…..l’ Italia perché non investe di più in questo settore?

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