Le spugne di Lampedusa sono uniche, potremmo definirle una carezza del mare sulla pelle. Morbide e porese, le spugne naturali sono quanto di meglio si possa utilizzare per l’igiene del corpo, perché puliscono in profondità l’epidermide, sono degli esfolianti naturali, stimolano la circolazione sanguigna e rendono la pelle tonica e luminosa.
E non c’è turista, me inclusa, che non sia tornato dall’isola con una buona scorta. Sarà il fascino della lavorazione artigianale, saranno le avvincenti storie che ti raccontano gli isolani riguardo i mille aneddoti delle spugne di Lampedusa, fatto sta che tornati a casa sembra di riportare con sè un pezzo delle suggestioni che questa meravigliosa isola del Mediterraneo regala.

Le spugne di Lampedusa: una vera miniera d’oro

Conosciute ed apprezzate fin dall’antichità, le pugne di Lampedusa hanno costituito fino all’era del turismo di massa una delle maggiori risorse economiche dell’isola. I pescatori del luogo, infatti, si sono sempre dedicati alla raccolta delle spugne, ma tra la metà e la fine del 1800 vennero scoperti diversi ed estesi banchi di spugne poco al largo dell’isola.
Uno di questi,  vicino all’ isolotto di Lampione, sembra che misurasse ben tre miglia di circonferenza. In breve tempo Lampedusa si trasformò nel  più importante centro per la raccolta e produzione di spugne di tutto il Mediterraneo.
Queste soffici escrescenze si trasformarono rapidamente in un vero business tanto da attirare pescatori greci, dalmati e tunisini. Gli equipaggi a bordo di imbarcazioni pescavano le spugne attraverso le draghe e le reti, ma ben presto fecero la loro comparsa i primi palombari. L’isola ospitava allora anche impianti di produzione, dove le spugne venivano lasciate seccare sotto il sole e quindi sottoposte a macerazione in una soluzione di acido solforico. Dopo un lavaggio finale, le spugne erano vendute a grossisti provenienti da tutto il Mediterraneo e tanto era fiorente il commercio che i pagamenti erano spesso concordati in oro. L’isola per cinquant’anni visse un periodo di ricchezza e stabilità, poi i banchi si esaurirono progressivamente ed oggi le spugne di Lampedusa vengono pescate e commercializzate solo in quantità ridotta ed al fine di mantenere viva una tradizione artigianale che ha contraddistinto la storia dell’isola. Un’attività di nicchia, da scoprire nello “Spugnificio Giovannino di Lampedusa” dove ancora oggi, come ieri, si tramanda l’arte della pesca delle spugne, che qui non vengono trattate con agenti chimici.

Le spugne di Lampedusa: cosa sono in natura e come riconoscerle

Le spugne sono scientificamente chiamate Poriferi e sono animali che si nutrono per filtrazione. La struttura porosa che viene comunemente utilizzata per la nostra igiene, non è altro che lo scheletro. La lavorazione artigianale delle spugne di Lampedusa vuole che una volta raccolte vengano distese all’ombra per espellere il loro carico di microrganismi marini, quindi inserite in sacchi di tela e immerse nell’acqua di mare per 24 ore.
Terminata questa fase si procede a batterle energicamente con dei bastoni al fine di consentire l’uscita di qualsiasi impurità residua. Solo a questo punto possono essere raccolte in collane e poste ad asciugare, acquisendo il tipico colore brunito.
Le spugne più chiare, anche se più belle, indicano infatti che sono state sottoposte a dei trattamenti chimici di sbiancamento, cosa che la rende meno durature. Attenzione comunque ai tarocchi in circolazione e se la vostra spugna di Lampedusa dovesse nel tempo sporcarsi basterà immergerla per un paio d’ore in acqua e aceto, strizzarla e poi lasciarla asciugare.

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