Le steli della Lunigiana sono in parte ancora un enigma per il mondo dell’archeologia italiana.
Fra Liguria e Toscana si stende una regione impervia, da sempre terra di transiti e commerci, la Lunigiana, che prende il nome dall’antica città romana di Luni e che in epoca antica comprendeva le attuali province di La Spezia e di Massa-Carrara, l’alta Garfagnana, e la Versilia fino a Ponte Strada, nell’attuale provincia di Lucca. E in provincia della Spezia, a Zignago, venne alla luce poco meno di due secoli fa la prima stele, suscitando scalpore per l’iscrizione etrusca che la decorava, ma anche tanti interrogativi ancora senza risposta.
Da allora, in Lunigiana, sono state scoperte molte altre steli, nel fondovalle, in collina e soprattutto nei pressi del fiume Magra e dei suoi affluenti, che ora sono raccolte in un museo a loro dedicato nel castello del Piagnaro, presso Pontremoli. Il ritrovamento più consistente avvenne nel 1905 a Pontevecchio, quando un contadino, nel corso dei lavori agricoli, ritrovò nove steli disposte in fila, in ordine d’altezza, e con il volto rivolto verso il sorgere del sole.

Dalla pietra alla statua: le steli della Lunigiana

Le steli della Lunigiana, che per precisione archeologica andrebbero indicate come “statua-stele”, sono massi che venivano conficcati verticalmente nel terreno, in cui si riconoscono fattezze umane, spesso solo accennate, ottenute attraverso la sagomatura della pietra.
Proprio la rappresentazione della forma umana le differenziano dalle semplici steli e dai menhir, che non presentano né una forma né elementi iconografici che possano ricordare l’uomo. Sulla base della somiglianza all’uomo, le steli della Lunigiana sono state suddivise in tre gruppi, con il primo (gruppo A) che raccoglie steli caratterizzate da una testa semicircolare distinta dal corpo solo da una rientranza e da una sottile linea orizzontale in rilievo, che indica le spalle; il secondo (gruppo B) in cui dei dettagli anatomici sono più evidenti e vi è una chiara separazione fra la testa e il tronco, che sono collegati da un robusto collo tronco conico; e il terzo (gruppo C) che raggruppa pezzi più recenti, in cui è evidente la rappresentazione realistica della figura umana, ottenuta con una netta identificazione del capo e con una lavorazione a tutto tondo della pietra.

Chi, quando, dove e il perchè delle steli della Lunigiana

Le steli della Lunigiana risalgono a un lungo periodo che va dalla fine del IV millennio fino al VI secolo a.C. e sono di difficile datazione poiché il loro rinvenimento è stato quasi sempre casuale e il loro scavo effettuato spesso in modo approssimativo, compromettendo quelle delicate informazioni utili agli archeologi per ricostruire la storia dei manufatti.
In alcuni casi non si conoscono con esattezza nemmeno le circostanze del ritrovamento e il luogo esatto. Se si pensa che solo in due casi, nel 1968 a Minucciano e a Venelia nel 1984, sono stati effettuati veri scavi archeologici che hanno permesso di recuperare preziose informazioni sul contesto del ritrovamento, si può facilmente immaginare quanto sia difficile il lavoro di ricostruzione del contesto antico in cui le sculture sono state create.
Tutte le steli della Lunigiana sono state realizzate in arenaria, una roccia sedimentaria ampiamente diffusa nel valle del fiume Magra, e sono decorate a bassorilievo con disegni che divengono, nel tempo, sempre più precisi fino a raffigurare pugnali, asce, giavellotti, elmi, cinture e ornamenti. Purtroppo alla ricchezza di steli – se ne conoscono 80 esemplari raccolti nel museo – non corrisponde una documentazione altrettanto ricca per quanto concerne gli insediamenti umani coevi.
Alcune steli della Lunigiana erano note nella zona ben più anticamente della prima scoperta moderna del 1827 e sono state riutilizzate, come era normale in passato, come materiali da costruzione già lavorato. Ne rimangono varie usate come mensole, oppure nei muri di casolari, in quelli di sostegno, come architravi, come stipiti, nella costruzione di una fontana e persino, a Gigliana, nella costruzione della chiesa di San Michele, dove una stele fu murata nel 1749.
Singolare quest’ultimo caso, poiché le steli della Lunigiana devono aver conservato per lungo tempo un valore simbolico, magico o addirittura religioso, tanto da essere oggetto, in varie epoche,di distruzioni sistematiche.Molte statue del gruppo B sono state trovate in frammenti, oppure mutile della testa e dei seni. Si tratta di interventi distruttivi avvenuti nell’età del ferro quando in un’epoca di grandi mutamenti sociali ed economici le nuove popolazioni dominanti cercarono di cancellare le testimonianze religiose e civili delle popolazioni che li avevano preceduti.
Un secondo esempio di distruzione si ebbe in epoca alto medievale quando la Chiesa si trovò nella necessità di contrastare in ogni modo le antiche superstizioni e gli antichi culti che ancora avevano molto ascendente sulla popolazione.Fortunatamente però molte steli rimasero seppellite sotto strati di terra che le salvarono dalla distruzione ed oggi possiamo ammirarle nelle sale dei musei dove ci guardano con i loro volti enigmatici.

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