Le terracotte toscane sono il simbolo della regione italiana più amata ed apprezzata dai turisti stranieri. In Toscana, infatti, dove abbonda l’argilla di prima qualità, indispensabile per manufatti di pregio, la produzione della terracotta è una pratica antica, che risale a prima dell’anno 1000. Tale artigianato ha oggi sempre maggiore importanza, perché oltre ai materiali edili, la terracotta è sempre più usata nell’arredamento e per creare oggetti ornamentali da giardino come statue e vasi. Centri importanti sono Pienza, Poggibonsi, Impruneta e in generale tutto il Chianti senese, dove gli artigiani lavorano da secoli, secondo l’antica tradizione e con la stessa passione di sempre. In questo territorio si è affermata quella che è stata definita la civiltà della terracotta, che ancora oggi, grazie alla presenza delle numerose aziende produttive locali, è vivace e diffusa.Nei secoli passati i manufatti venivano firmati a fresco con un chiodo con il nome del maestro o della bottega e con la data di fabbricazione; dopodiché venivano messi in forno, a quel tempo alimentato a legna. Oggi il processo è stato in parte industrializzato, ma la tradizione toscana artigiana rimane al fondamento delle lavorazioni.

Le terracotte toscane: tante argille, una sola eccellenza.

L’argilla viene anzitutto selezionata a seconda della destinazione. I tre tipi di argilla usata per la terracotta in Toscana sono: caolino, di colore bianco; l’argilla sabbiosa, facilmente lavorabile e di grana fine; l’argilla refrattaria. molto resistente al fuoco. Prima di essere utilizzata per la produzione di oggetti, l’argilla naturale deve essere stagionata e purificata. Gli artigiani procedono poi a impastare l’argilla stando ben attenti ad eliminare eventuali bolle d’aria e a renderla compatta, per prevenire il formarsi di crepe nel prodotto finito. All’impasto si può anche aggiungere della polvere ottenuta dalla macinazione della terracotta precedentemente cotta, con lo scopo di rendere il prodotto resistente agli sbalzi di calore. L’impasto viene poi modellato nella forma desiderata con il tornio, oppure direttamente a mano – prerogativa, questa, dei maestri più abili -, o con la caratteristica lavorazione a colombino. che richiede tanta pazienza e altrettanta precisione. Si inizia da una lastra di argilla stesa con un matterello da cui si ritaglia la base. Poi si prendono dei pezzi di argilla e li si fanno rotolare con le mani su di un piano di lavoro, fino ad ottenere dei lunghi cilindretti (i colombini) che vengono attaccati uno sull’altro sulla base ritagliata in precedenza dando contemporaneamente forma al manufatto. L’oggetto viene poi levigato e, dopo qualche giorno di essiccazione all’aria, cotto in un forno apposito alla temperatura di circa 1000° C. Dalla cottura si ottiene il biscotto che è pronto per essere decorato artigianalmente; infine una seconda cottura, fissa i colori e rende impermeabile il biscotto che può essere usato per gli alimenti.

Antichi capolavori delle terracotte toscane

Pur essendo, in Toscana, un’arte molto antica – un documento notarile ci informa che nel 1308, ad Impruneta, si era già costituita una corporazione di maestri della terracotta -, possediamo pochissimi reperti d’epoca poiché l’estrema fragilità e deperibilità degli oggetti, insieme alla modestia del loro valore non favorivano la loro conservazione. Il vasellame del Tre – Quattrocento è andato quasi tutto perduto, mentre si sono conservati un notevole numero di orci di quell’epoca, ma solo perché impiegati per riempire le volte architettoniche, senza appesantire le strutture portanti. In recenti restauri è venuto alla luce un gran numero di questi orci, talvolta chiaramente usati precedentemente come contenitori, altre volte destinati fin dall’inizio alle architetture per la presenza di difetti di produzione. L’arte della terracotta raggiunse il suo più alto risultato espressivo, in Toscana, nel periodo rnascimentale quando vasi, vasche, stemmi, colonnette, sculture, insegne, iniziarono ad essere sempre più usati per l’arredo di giardini, ville, cortili, loggiati. Ad essi si aggiunsero tabernacoli devozionali cari al culto popolare nella Madonna, posti all’incrocio delle strade, la cui realizzazione costituì una importante parte dell’attività artistica dei maestri toscani.
Oggi la tradizione delle ceramiche toscane è più viva che mai e in molte località gli artigiani hanno organizzato dei veri e propri percorsi che consentono a chiunque di visitare i laboratori e le antichi fornaci, non solo per fare acquisti, ma soprattutto per conoscere da vicino questa eccellenza italiana.

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