In sincerità, chi almeno una volta non ha cercato informazioni sulle zone sismiche in Italia?
Inutile negarlo, questi violenti fenomeni naturali spaventano un po’ per la massa di energia che riescono a sprigionare e la capacità distruttiva che portano con loro, un po’ perché ancora oggi non possono essere previsti.
E questo malgrado una parte della comunità scientifica, definita talvolta poco ortodossa, abbia più volte avanzato
negli ultimi decenni, diverse teorie sulla previsione dei terremoti.
Al di là di ipotesi e teorie, il nostro paese presenta purtroppo un rischio sismico elevatissimo e la prima mappa delle zone sismiche in Italia venne redatta solo agli inizi del ‘900, a seguito dei terremoti distruttivi di Reggio Calabria e Messina del 1908.
Ma da allora quanto e come e cambiato? Ed il territorio nel quale viviamo è realmente sicuro?

Le zone sismiche in Italia: una classificazione utile, ma basta?

Dal 2003 il rischio sismico in Italia e’ stato classificato in 4 zone di pericolosità .
Al momento, la mappatura delle zone sismiche in Italia assieme all’attuazione delle norme di costruzione antisismica rappresentano l ‘ unico strumento di prevenzione.
L’ applicazione delle normative ed il rispetto della legge garantirebbe infatti una diminuzione delle perdite in vite umane in caso di terremoto. Ma il paradosso che merita di essere evidenziato è altro. Con un fattore di rischio così elevato, determinato anche dalla presenza di numerosi vulcani attivi in Italia, la geologia è una scienza sulle quali le nostre istituzioni non investono più. Anche se, probabilmente, è più corretto dire che sulla figura del geologo nel nostro paese si è sempre poco investito.
Lo studio approfondito e costante, il monitoraggio attento delle zone sismiche in Italia necessiterebbero infatti di armate di geologi, impegnati sia nei piani urbanistici che nella ricerca, ma non solo. Considerando anche la piaga del dissesto idrogeologico del nostro territorio, la geologia diviene l’ unico strumento di prevenzione e tutela.
E invece questa scienza registra sempre meno interesse, che tradotto equivale a meno iscritti ai corsi di Laurea.
A Bologna, nell’Università più antica del mondo, dove nel 1603 Ulisse Aldrovandi coniò il termine “geologia”, oggi non esiste un dipartimento.
Non solo la geologia è regalata a Cenerentola dell’Università Italiana, con un crollo dei professori ordinari dediti all’ insegnamento e insensati accorpamenti ad altri dipartimenti, riducendo il numero delle “facoltà pure” a sole 27, con la prospettiva di ridursi fra tre anni, a cinque collocate a Milano, Padova, firenze, Roma e Bari.

Le zone sismiche in Italia: quali eventi aspettarsi?

Come precedentemente detto, l’ Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia ha suddiviso in 4 aree di rischio le zone sismiche in Italia. Tra queste la zona 1 e’ indicata come area con terremoti di forte intensità ed è individuata nella dorsale appenninica, la Calabria quasi tutta e la Sicilia nella provincia di Messina e la valle del Berice. L’ isola inoltre è esposta ad un rischio elevatissimo di maremoti.
Il Sud Italia si propone quindi come candidato ad un prossimo evento sismico di forte intensità, di cui oltretutto si vocifera già da un po’ negli ambienti accademici italiani.
L’ area infatti è da troppo tempo in uno stato di quiescenza sismica.
Con il termine “forecast” si definisce infatti una previsione approssimativa che viene individuata per intervalli di tempo, spazio e magnitudo dall’ ultimo evento sismico.
A questi dati vanno poi aggiunti quelli, che sono chiamati precursori sismici, ossia alterazioni dei parametri geofisici, che si registrano prima di alcuni terremoti. Si tratta comunque di previsioni talmente poco attendibili che non possono essere utilizzate per procedere all’ evacuazione della popolazione.
Uno studio approfondito si sta però conducendo sulla variazione inconsueta della velocità delle onde sismiche e sulle anomalie del gas radon nei di pozzi.
E tutti ricorderanno che del radon si parlò prima e dopo il tragico terremoto dell’ Aquila.
Per ora non resta che aspettare e sperare che nelle zone maggiormente a rischio si sia costruito seguendo le
normative. Al momento comunque l’ attenzione dei geologici è tutta concentrata sui Campi Flegrei, che pochi sanno essere un super vulcano – una grande caldera con un diametro nella parte principale di circa 12 – 15 km – che da alcuni giorni e’ epicentro di uno sciame sismico….e per l’ area, non esiste nessun reale piano di evacuazione.

Pin It