Per secoli, quando le imbarcazioni erano costruite in legno, i mastri d’ascia sono stati una figura di primo piano di ogni cantiere navale, piccolo o grande che fosse. Devono il loro nome allo strumento principale di lavoro, l’ascia appunto, con la quale lavoravano i legnami e costruivano imbarcazioni di ogni genere. L’ascia, da non confondersi con la scure e con l’accetta, è un utensile formato da una lama di metallo ricurvo con il taglio perpendicolare al manico. Nei cantieri maggiori vi erano numerosi maestri d’ascia che prestavano la loro opera come tecnici di alta specializzazione, spesso responsabili di un intero reparto. La loro attività iniziava dalla scelta del legname, a volte persino dalla selezione degli alberi di un bosco che, con corde e pesi venivano modificati fino ad assumere le curvature desiderate. Esperti conoscitori del legno, del mare e della navigazione, i maestri d’ascia trasformavano un blocco grezzo di legno in pezzi che combaciavano perfettamente e, uniti fra di loro, formavano una imbarcazione intera, dal timone all’alberatura. Spesso, nei cantieri più piccoli, i maestri d’ascia erano anche progettisti, in particolare del naviglio minore, come le piccole imbarcazioni adibite alla pesca e le lance ausiliarie a navi e velieri. Oltre al legname e alle navi i maestri d’ascia avevano anche competenze in materia di metallurgia e collaboravano con i fabbri alla costruzione di parti metalliche necessarie per tenere uniti i legni della barca.

I maestri d’ascia: come si formano

Oggi l’evoluzione della cantieristica navale e il sempre minor impiego del legno, ormai riservato solo a barche di design raffinato e lussuoso, ha ridotto i ranghi dei maestri d’ascia, la cui attività si è però ulteriormente qualificata. Per potersi fregiare del titolo di maestro d’ascia è previsto un esame ufficiale, da sostenere presso una delle tre Capitanerie di Porto Italiane abilitate, quelle di Genova, Trieste e Napoli. Dopo l’iscrizione alla Capitaneria, l’allievo deve svolgere un tirocinio di almeno tre anni presso un cantiere navale, sotto la guida di un maestro d’ascia iscritto nel Registro del Personale Tecnico delle Costruzioni. Poi può essere ammesso a sostenere l’esame che verte su qualsiasi argomento concernente lo scafo in legno, l’armo velico, i disegni ed i tracciati, con la sola esclusione dei calcoli di stabilità, e degli impianti. Ottenuta la qualifica, il maestro d’ascia, oltre che costruire, può firmare progetti per imbarcazioni fino a 150 tonnellate di stazza lorda, che corrispondono a un volume interno di circa tre metri cubi, calcolato secondo complesse formule marinaresche.

La tradizione italiana dei maestri d’ascia

In Italia l’antica tradizione dei maestri d’ascia si è conservata in particolare a Molfetta e a Manfredonia, in Puglia, sull’Argentario, in Toscana, dove sono ancora attivi diversi artigiani e ad Acitrezza, in Sicilia. A lungo i maestri d’ascia sono stati solo ed esclusivamente uomini, considerati gli unici adatti a un lavoro faticoso, duro e di responsabilità, ma da qualche anno una italiana, Valentina Cappellari, ha vinto la diffidenza dei colleghi maschi e, dopo aver ottenuto l’ambito titolo e aver lavorato in un prestigioso cantiere navale ligure, ha ora avviato una propria attività. L’ascia, complice l’evoluzione delle tecnologie costruttive e dei materiali, è uno strumento ormai abbandonato e sostituito da utensili elettrici. Il lavoro, però, è sempre artigianale, e richiede, oltre alla perizia, tempo e pazienza come, per esempio, per la piegatura delle tavole, un tempo di legno massello, oggi di compensato, ma sempre sagomate con il sapiente uso del vapore.

http://www.monteargentario.info/maestri-dascia.htm

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