Il maltrattamento degli animali è una grave devianza psicologica e sociale ed il fenomeno nel nostro paese è assai diffuso soprattutto al Centro-Sud.
I recenti dati apparsi su Ansa rendono un quadro inquietante confermando quanto da tempo denunciano le Associazioni Animaliste e i numerosi volontari di strada, che da sempre additano il fenomeno del maltrattamento degli animali come una spia di pericolo sociale, che si manifesta soprattutto verso gli animali da affezione, cani e gatti particolarmente, e che trova vittime innocenti nel triste fenomeno dell’abbandono e randagismo.
Questi dati sono il risultato dello studio condotto dall’associazione Link-Italia e dal Nucleo Investigativo per i Reati in Danno agli Animali (Nirda) del Corpo Forestale dello Stato che ha identificato il profilo del maltrattatore o del killer di animali, in maschio nel 96% dei casi e minorenne nel 27%, predisposto a comportamenti antisociali e feroci. Ma c’è di più. Le ricerche compiute su campionature di detenuti hanno evidenziato che moltissimi di questi hanno un  passato da maltrattatori di animali.

Maltrattamento degli animali: due storie di cieca crudeltà

Malgrado l’Italia sia un paese dove la sensibilità animalista cresce ogni giorno, sopravvivono aree dove i diritti degli animali sono quotidianamente disprezzati e calpestati.
Ma la cosa più grave è che i maltrattamenti o uccisioni di animali pur essendo reati penali che evidenziano il sintomo del Disturbo della Condotta, premessa del Disturbo Antisociale non sono percepiti nella gravità del loro risvolto.
A Martina Franca, nota località turistica della Puglia famosa per i suoi capolavori barocchi, l’Associazione “Gli Angeli dei Randagi”, con il suo Presidente Carmelo Castellana, denuncia da tempo una serie di orrori perpetrati ai danni di cani randagi della zona, molti dei quali registrati con microchip comunale.
Sparizioni, avvelenamenti con diserbanti che portano alla morte dopo una lunga agonia, ustioni con acido e fucilate sono all’ordine del giorno. Carmelo Castellana afferma che il fenomeno è in crescita e che chi perpetua questi crimini è privo di umanità e potenzialmente pericoloso per la comunità.
Recentemente ha fatto scalpore il caso di una meticcia randagia, ma con regolare microchip ed in carico al Comune di Martina Franca, che è stata uccisa senza pietà, modello esecuzione, con delle fucilate a cartucce da 5mm e proprio all’interno in un’area giochi per bambini da poco inaugurata.
Nello stesso posto più volte, sono stati anche rinvenuti i resti di cani carbonizzati creando non poca preoccupazione negli abitanti della zona, soprattutto genitori, che manifestano inquietudine per la presenza di un sadico intorno ad un parco frequentato da minori.
A questo si aggiungono  segnalazioni di cani molestati, gettati vivi dentro i cassonetti dei rifiuti, infastiditi, torturati e allontanati con violenza dal contesto urbano. A Roma, pochi mesi fa, le Forze dell’Ordine hanno arrestato un uomo al Parco della Caffarella mentre, ignaro dei passanti, violentava un asina dopo averla legata.
Ma al di là di queste notizie pubblicate dai media e divenute di dominio pubblico, c’è un quotidiano di nefandezze ed orrori di cui sono a conoscenza solo i volontari e le associazioni animaliste, da sempre impegnate a combattere per la tutela degli animali e fronteggiare il randagismo in Italia.
Ogni giorno in rete vengono pubblicati addolorati appelli che testimoniano con immagini e referti veterinari, tutte le crudeltà commesse nel nostro paese sugli animali , orrori degni dei peggiori serial killers e non a caso stalkers, soggetti violenti, assassini, membri della malavita hanno quasi sempre nel loro passato un vissuto da zoosadico.

Maltrattamento degli animali: la vera faccia del torturatore

Lo zoosadismo è un termine coniato dallo psicanalista Ernest W. J. Borneman. In ambito psicopatologico il disturbo appartiene alle parafilie, ovvero l’insieme delle perversioni del comportamento sessuale.
Si tratta di una pulsione aggressiva che trova il proprio soddisfacimento in azioni lesive o in uccisioni di animali
, nonché nell’assistere a scene cruente di tal genere. Si manifesta già dalla prima infanzia e crescendo il soggetto affetto da questa patologia evidenzia incapacità ad assumersi delle responsabilità ed a mantenere delle relazioni affettive stabili, sviluppando dipendenze da acool e droghe.
Per chi ne fosse ignaro lo zoosadismo, la piromania e enuresi, rappresentano la triade di MacDonald enunciata nel 1963,  che identifica in questi fattori i possibili precursori o segnali di sociopatia, del serial killing e delle personalità psicopatiche… Mai sottovalutare i segnali.

 

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