Mantova ha qualcosa di fiabesco, incantato e malinconico. Visitandola nei giorni di nebbia si entra in una atmosfera surreale, una città ferma nel tempo, all’epoca dei fasti dei Gonzaga. Inserita nel 2008 tra i Siti Unesco italiani, dal 1997 ospita il “Festivaletteratura“, un appuntamento annuale fatto di dibattiti, incontri, concerti e spettacoli con narratori, artisti, poeti e scienziati di fama internazionale.
E qui nel 70 a.C. nacque Virgilio, il famoso poeta latino, che nella sua Eneide ne racconta il mito della fondazione.
Il nome deriverebbe da Manto, una profetessa greca, figlia dell’indovino Tiresia. Fuggita dal suo paese, la fanciulla sarebbe giunta in una terra paludosa dove si sarebbe poi innamorata della divinità fluviale Tybris, il Tevere.
Dall’unione tra i due sarebbe nato Ocno, che avrebbe poi fondato, lungo il corso del Mincio, in onore della madre,la città di Mantua.

Dal mito ai Gonzaga: Mantova, un gioiello sul Mincio

Sicuramente Virgilio, nel raccontare il mito della fondazione di Mantova non si attenne a fonti storiche, tutt’altro. È certo invece che la città venne fondata dagli Etruschi, verità storica supportata anche dalla vicinanza del Parco Archeologico del Forcello, importante abitato etrusco del VI-IV sec a. C., www.parcoarcheologicoforcello.it.
Colonizzata successivamente dai Romani, con lo sgretolarsi dell’Impero di Roma venne saccheggiata dai Goti e successivamente venne coinvolta nelle guerre fra longobardi e bizantini.
Nel Medioevo entro’ nell’orbita dei domini dei Canossa e della Contessa Matilde, i cui vasti possedimenti sono oggi parte di un interessante percorso storico-culturale consultabile sul sito www.terredicanossa.re.it. La città successivamente fece parte della Lega dei Comuni Lombardi e attraversò non indenne le varie dispute antighibelline fino ad arrivare, nel 1328, all’insurrezione popolare capeggiata dai Gonzaga, famiglia di grandi proprietari terrieri.
I Corradi, questo il vero nome del casato, vennero identificati con il toponimo di provenienza, la vicina cittadina lombarda di Gonzaga e per tre secoli determinarono la storia di Mantova e del suo territorio, lasciando ovunque i segni di un periodo florido e culturalmente molto prolifico e facendo della città una tra le corti più raffinate del Rinascimento europeo.
Costruita come una penisola su tre specchi d’acqua artificiali, creati anticamente a difesa della città e ricavati dal fiume Mincio, affluente del Po , che si dividono in Lago Superiore, Lago di Mezzo e il Lago Inferiore, la Mantova dei Gonzaga divenne una fucina di arti e cultura. All’ interno dei suoi splendidi palazzi operarono artisti come Pisanello Giulio Romano, Mantegna e Leon Battista Alberti.

Mantova e il meritato riconoscimento di Capitale della Cultura 2016

Seppur piccola, ma con una naturale collocazione scenografica che la vedono adagiata sulle acque del Mincio, Mantova è raccolta intorno ad un centro storico che rappresenta un percorso museale di straordinaria bellezza.
Il Palazzo Ducale, costituito da un vasto insieme di edifici, cortili e giardini e che con le sue 500 stanze fu Reggia dei Gonzaga, è uno dei complessi architettonici più grandi nel suo genere presenti in Europa. L’ Appartamento degli Arazzi, l’Appartamento Ducale vantano raffinati affreschi rinascimentali, ma assolutamente da non perdere e’ la
Camera degli Sposi, opera del Mantegna. Altro simbolo della città che è Palazzo Te, opera dell’architetto Giulio Romano, con le sue meravigliose la Sala di Amore e Psiche, Sala dei Cavalli e la Sala dei Giganti.
Il Mercato delle Erbe, il salotto della città, con la Torre dell’ Orologio e’ incastonata tra edifici dal maestoso fascino medievale e dalla Rotonda di San Lorenzo, chiesa in stile romanico, edificata sul finire dell’anno 1000.
La tradizione racconta che fu costruita per volere di Matilde di Canossa, a memoria della rotonda edificata attorno al Santo Sepolcro di Gerusalemme e quindi idealmente collegata alla reliquia del Sangue di Cristo, raccolto e portato a Mantova, nel 36 d.C., da Longino, il soldato romano che trafisse il crostato di Gesù e che qui, divenuto apostolo, trovo’ il martirio.
La sacra ampolla e’ conservata infatti nella vicina cripta della Basilica di Sant’Andrea, costruita sul luogo dove venne rinvenuto il Preziosissimo Sangue.
Perché Mantova è anche questo: misteri, leggende e storie senza tempo, dove verità e fantasia si confondono, come le nebbie che spesso l’avvolgono. È cibo per la mente ed il cuore, e non solo.
La città vanta una tradizione culinaria varia e complessa, in parte eredità dei fastosi banchetti rinascimentali dei Gonzaga. I piatti tipici mantovani raccontano la sua storia e del suo territorio ed è per questo che viene definita cucina dei “principi e del popolo”. Non dimenticate di fare una sosta. Assolutamente da provare.

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