I merletti veneti hanno un fascino evocativo legato alla storia di Venezia, raccontano di   qualcosa di raro e prezioso, intarsi che stimolano la fantasia verso immagini quasi regali, privilegio per alcuni, ma non per tutti. I merletti veneti si distinguono per due tipi di lavorazione: quella ad ago, tipica di Burano e quella dei fuselli tipica di Venezia, Chioggia e Pellestrina. L’ antica arte di Burano affonda le sue origini nella leggenda con la storia di un pegno d’ amore – un alga – donata da un crociato in partenza per l’ Oriente alla sua amata, che ebbe talmente grande il desiderio di  preservare dal tempo il prezioso dono, che preso ago e filo, la riprodusse fedelmente nei suoi delicati contorni. Sappiamo con certezza però che il merletto di Burano si sviluppò verso la fine del XIV secolo grazie ad una “Dogaressa”, Morosina Morosini, che creo’ un laboratorio con 130 merlettaie, diffondendo la preziosa produzione in tutta Europa, tanto che i merletti di Venezia, con il particolare “punto ad aria” ed il “punto rosa” divennero i più ambiti dalle teste coronate del vecchio continente da Caterina dei Medici a Luigi XIV. Un ornamento irrinunciabile nei corredi e per l’ abbigliamento sia maschile che femminile.

I merletti veneti:un mestiere da donne con una esecuzione complessa.

In un epoca in cui le donne non avevano accesso all’ istruzione ed al lavoro, le merlettaie di Burano poterono usufruire di una scuola di formazione, la “Scuola del Merletto”, che venne fondata nel 1872 per dare nuovo impulso alla produzione, tramandare i segreti dell’arte ed alleviare le gravi condizioni economiche dell’ isola. Cinque o più erano le fasi di preparazione e realizzazione del lavoro, tutte ricoperte da persone diverse che dovevano però saper operare in sinergia. C’erano donne addette alla realizzazione del disegno, chi all’ orditura, chi al Ghipur, chi al punto Venezia, chi al punto Burano, chi al rilievo liscio, chi alla fase conclusiva e sull’ isola l’ immagine più esemplificativa di questo “comune saper fare femminile” sono ancora le merlettaie anziane, sedute all’ aperto e riunite assieme, che nelle giornate d’ estate intrecciano i fuselli con i movimenti rapidi delle mani. Un mestiere, quindi, che non lascia spazio all’ improvvisazione, ma racchiude in sè una manualità e una cura del dettaglio che si raggiunge solo dopo anni di “studio” ed applicazione.

I merletti veneti: come si sono evoluti

Tra alti e bassi, il declino di Venezia, carestie ed epidemie, la definitiva chiusura della “Scuola del Merletto” nel 1972, questa artigianalità d’ eccellenza mai eguagliata al mondo, è giunta ai giorni nostri indenne e viene celebrata a Burano nel Museo del Merletto,. Utilizzato ancora per decorare e rifinire corredi, biancheria, abbigliamento per la persona, i merletti, i pizzi e le trine veneziane, sono ancora valutati come veri e propri gioielli d’artigianalità italiana, dettagli glamour che ammaliano il mondo della moda, che non può non riconoscerne la sua versatilità di utilizzo. Moltissime le Maison come Valentino, Dolce e Gabbana e Chanel, che utilizzano il pizzo ed il merletto come un elemento irrinunciabile per esaltare la seduttivita’ e l’eleganza femminile.

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