In un periodo economico già molto difficile, un piccolo insetto che attacca le olive sta creando danni molto gravi alla produzione dell’ olio italiano. La mosca olearia o scientificamente «Bactrocera Oleae», ha iniziato ad attaccare tutte le piante di olivo, specialmente quelle prospicienti le coste marine dove l’umidità è maggiore, già dal mese di giugno favorita, così dicono gli studiosi, dalle piogge abbondanti che hanno reso l’ estate 2014 una delle più piovose degli ultimi decenni e dove tutti i rimedi chimici o biologici ( come una bottiglia di plastica forata, con all’interno miele e aceto per attirare le mosche ), sono stati annullati dall’ acqua che dilavava continuamente gli olivi.

La mosca killer nelle olive italiane

La mosca killer, parassita già conosciuto dai produttori di olio e combattuto anche con metodi naturali, ha trovato terreno fertile per iniziare la sua riproduzione con largo anticipo prendendo in contropiede gli agricoltori devastando, approssimativamente, circa il 50% delle coltivazioni olearie italiane. Un danno inestimabile, che si riflette a cascata su tutto il comparto alimentare. Ristoranti, supermercati, ma anche le tavole dei cittadini italiani potrebbero trovarsi senza olio extravergine di oliva o, danno forse ancor peggiore, con un olio non italiano, importato da chissà quale paese. Per non parlare degli agriturismo, dove spesso vengono servite pietanze biologiche e alimenti sopraffini , il tutto condito dal nostro buonissimo olio che ha da sempre aiutato a fidelizzare la “clientela straniera” nel settore alimentare.
Nessuna regione italiana sembra essere stata risparmiata da questa calamità con un decremento produttivo da “allarme rosso“, i dati economici di produzione e la conseguente stima in tonnellate arriveranno dopo la raccolta delle olive , che come dicevamo prima potrebbe presentare un segno “meno50% fino a toccare punte del 90%.
In questo articolo già avevamo accennato al problema.

Ma parliamo di dati, visto che ci siamo

Con circa 250 milioni di olivi, conosciuti in tutto il mondo quelli secolari della Puglia, e con 1 milione e 100.000 ettari di terreno, l’ Italia è al secondo posto per la produzione di olio in Europa dietro la Spagna. Una produzione media di 450.000 tonnellate anno, dati del 2013, che questa piovosa estate fa scendere a circa 300.000 tonnellate. Siamo, altresì, anche il primo importatore mondiale di olio, con una stima di 460.000 tonnellate pro anno. Quindi, per raggiungere i numeri dell’anno precedente, rischiamo di trovare una bella miscela di olio di provenienza sconosciuta, venduto come DOC o DOP “extra vergine di oliva“! Un mare di “oro verde ” in meno, un mare di problemi in più.
Già, perché in questa drammatica situazione si potrebbero inserire anche i grandi produttori di olio non interessati alla qualità ma solo al guadagno fine a se stesso, spacciando per ” italiano” anche quello che non lo è con la conseguenza, non certo di scarsa rilevanza, di portare a tavola un prodotto che di “made in italy” ha solo il marchio. Una parossistica situazione, dove i piccoli coltivatori sempre attenti al prodotto finale e alla qualità dell’ olio, potrebbero decidere di mettere mano alle scorte dell’anno precedente per dare al consumatore finale un “poco ma ottimo, ma dove nei supermercati potremmo trovare scaffali pieni di lattine e bottiglie di olio…in un momento in cui dovrebbero essere vuoti.
In attesa di debellare questa “mosca killer”, forse sarebbe opportuno almeno per questo anno, condire un po’ meno le nostre pietanze.

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