Oggi usciamo un po’ dagli schemi anche se raccontiamo una storia tutta Italiana, che è quella di un grande artista e della sua musica. Ma a pensarci bene, rendere omaggio a Pino Daniele significa raccontare l’ Italia e i suoi grandi personaggi, le loro vicende e l’ immensa qualità che contraddistingue da sempre il nostro popolo. Forse è per questo che parlare di musica nella nostra nazione, significa parlare di melodie che “suonano” un Paese e parole che “raccontano” delle storie bellissime e reali.
Questo era Pino Daniele, un musicista napoletano che è diventato un simbolo dell’ Italia intera. La sua storia inizia quasi quaranta anni fa, con un esordio come session man insieme ad altri grandi nomi della musica italiana tipo Enzo Avitabile o Gaetano “James” Senese. Ma è nel 1977, che il “mondo Italia” lo scopre…lui e la sua chitarra, uno strumento che sapeva domare con melodie irripetibili. Ed è con “Terra mia“, il suo primo album, con il quale Pino esordisce e stupisce con delle canzoni che raccontano la sua Napoli e il suo essere un po’ Masaniello.

Una storia italiana

Questa non vuole essere la sua biografia, ma solo un piccolo racconto di un grande musicista che ci ha emozionato e continuerà a farlo. Come non ricordare, quindi, la sua immensa capacità di passare dal blues al rock, dal soul al funky, il tutto condito con un po’ di suoni arabi e di jazz, di samba e tarantella. La sua voce unica, un po’ stridula ma avvolgente e quegli accordi suonati con la sua chitarra fedele compagna di viaggio di una vita, con la quale ha composto musica da brividi e che ora è patrimonio di tutto il Bel Paese. Le sue note inconfondibili, il suo “pizzicare” le corde che hanno reso Pino Daniele famoso nel mondo. Un musicista a tutto tondo, un poeta di strada, un cantautore e un raffinato blues man, un “mascalzone latino” con tendenze americane che parlava della realtà italiana e di Napoli in particolare, ma raccontando senza mai alzare la voce perché con la musica si possono dire molte cose, senza mai dimenticare di fare musica.
Cantare in dialetto, un dialetto stretto e difficile che spesso, se non sempre, dai napoletani stessi viene chiamata “lingua napoletana”, non ha relegato Pino Daniele all’ interno della Campania o, ancora di più , solo dentro Napoli. No, lui ci ha regalato parole che non hanno “dialetto” e alzi la mano chi, pur non essendo Napoletano, non abbia mai cantato una sua canzone forse non capendo fino in fondo il vero significato. Queste sono caratteristiche uniche, tutte italiane, di questo popolo spesso bistrattato ma che regala al mondo, da sempre, persone eccelse in qualsiasi campo.

Napule è

Pino Daniele era così, un musicista di “rottura” in un periodo storico in cui l’ Italia era in fermento ma il suo essere all’ avanguardia, un americano alla Carosone per intenderci, ci ha regalato brani di una bellezza stordente che hanno accompagnato generazioni di italiani e che accompagneranno le nuove generazioni, perché l’ arte non ha età.
Questa si chiama qualità, immensa qualità. Questa parola che racchiude in se tutta la storia Italiana, una storia fatta di ingegno ed inventiva, di passione e genialità, di professionalità e sregolatezza.
Insieme a lui, vogliamo ricordare altri due grandi artisti scomparsi, ironia della sorte, per lo stesso “problema” patito da Daniele. Parliamo del grande Lucio Dalla, scomparso nel 2012, e di Mango, cantante con una voce sopraffina, venuto a mancare il 7 Dicembre del 2014 durante un concerto.
Siamo ai saluti, anche se è difficile smettere di scrivere di questo “immenso musicista italiano”…ma la nostra unica pretesa era rendere un piccolo omaggio ad un grande artista.
Ciao Pino!

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