In Italia Pasqua è una festa religiosa molto sentita. Durante la Settimana Santa sono ancor oggi moltissime le città italiane da Nord a Sud che celebrano la morte e la resurrezione di Cristo con processioni, riti religiosi, rappresentazioni sacre, sagre e tradizioni folcloristiche. Momenti in cui fede e tradizioni pagane si sfiorano, grazie a confini labili, che si sono sempre più sbiaditi nel tempo. Tuttavia, soprattutto nel nostro Paese, a differenza di altre parti del mondo, l’anima religiosa della Pasqua non passa mai in secondo piano.

Le tradizioni religiose dell’Italia cristiana

In Italia tutti gli eventi importanti della passione di Cristo vengono ricordati e rivissuti durante la settimana che precede la domenica di Pasqua: l’ Ultima Cena, la Lavanda dei Piedi, il Trasferimento all’ Orto del Getsemani, il tradimento di Giuda con la cattura di Gesù, il processo, il Calvario, la morte di Gesù, la Deposizione, la Sepoltura e la Resurrezione.
Per i cattolici credenti e praticanti italiani il Giovedì Santo è dedicato alla “celebrazione eucaristica” con la visita ai Sepolcri (il Sepolcro racchiude il Corpo di Cristo), realizzati in ogni parrocchia come simboli dell’ ultima cena. Il Venerdì Santo per la cristianità nel mondo è un giorno di lutto, così in Italia le strade si illuminano di fiaccole e vengono attraversate da processioni e vie crucis, le cui tappe coincidono ai momenti della passione di Gesù, così come raccontata nei Vangeli. La notte del Sabato Santo si celebra la messa, la più “impegnativa” dell’ anno liturgico, che raccoglie i fedeli a cui si annuncia la Resurrezione, un momento di grande gioia che culmina nella Domenica.

Le radici della tradizione pasquale

Il nome Pasqua è di derivazione ebraica: Pèsach (passaggio). Per le due grandi religioni monoteiste però il significato profondo della festività è bene diverso. Come abbiamo detto, infatti, La Pasqua cristiana glorifica il sacrificio del figlio di Dio, che dopo essere stato crocifisso, risorge per liberare gli uomini dal peccato originale. La Pasqua ebraica festeggia la liberazione del popolo giudeo dalla schiavitù dell’Egitto.
Entrambe le tradizioni però, condividono le stesse origini pagane. Si fanno risalire, infatti, alle feste contadine di primavera, antichissime feste agricole, in cui si offrivano le primizie della mietitura dell’orzo, per ringraziare gli dei e invocare la prosperità dei raccolti. Pensiamo inoltre alle uova pasquali, oggi simbolo dell’aspetto più commerciale della Pasqua, anticamente possedevano un significato molto più profondo e religioso. L’ uovo è da sempre il simbolo della rinascita, della vita e della fertilità. Gli antichi contadini romani sotterravano nei campi un uovo colorato di rosso, come simbolo di fecondità e quindi propizio per il raccolto. È proprio con il significato di vita che l’ uovo entrò a far parte della tradizione cristiana, richiamando alla risurrezione di Cristo ed alla vita eterna.
Alle origini del cristianesimo la Resurrezione di Cristo era ricordata dai cristiani di origine ebrea ogni sette giorni, la domenica. Successivamente, però, la Chiesa cristiana decise di celebrare questo evento solo una volta all’ anno, che divenne la Domenica di Pasqua. Le varie “correnti” della cristianità non riuscirono però ad accordarsi in merito, creando numerose e controversie, che si risolsero soltanto con il concilio di Nicea (325), che stabilì che la Pasqua doveva essere celebrata la prima domenica dopo la luna piena che seguiva l‘equinozio di primavera. Nel 525 d.C. si stabilì che questa data doveva cadere tra il 22 marzo e il 25 aprile. Oggi, la data si calcola scientificamente, basandosi sull’equinozio di primavera e la luna piena.

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