Tra i vari problemi che l’umanità del III millennio si prepara ad affrontare, un posto di primo piano spetta al reperimento delle risorse alimentari.
La corsa mondiale alla ricerca e allo sfruttamento incondizionato di fonti di energia naturale, ha spesso messo in ombra questo aspetto fondamentale della vita: l’accesso al cibo e all’acqua per tutti gli uomini della terra.
Questa difficoltà si manifesta in tuta la sua gravità, ma sotto aspetti diversi, nelle diverse aree mondiali.
Nella vecchia Europa, l’aumento della popolazione e la riduzione delle aree coltivabili, introduce la necessità di reperire all’estero risorse alimentari. Stesso discorso per il consumo dell’acqua, da valutare con attenzione di fronte ad uno spreco incondizionato.
Questa situazione riguarda molto da vicino l’Italia, un paese che ha toccato la soglia dei 57 milioni di abitanti il cui fabbisogno di abitazioni ha allargato a dismisura le zone metropolitane, riducendo di conseguenza i terreni destinati all’agricoltura. Un danno che si ripercuote sulla nostra bilancia commerciale, aggravata dalla necessità di ricorrere ad importazioni di prodotti agricoli di prima necessità, quali i cereali, per integrare la richiesta di risorse alimentari di prima necessità.
Per quanto riguarda le risorse idriche, il nostro paese andava giustamente fiero delle proprie falde acquifere, conosciute sin dall’antichità e sfruttate anche a fini termali. Acque naturali, frizzanti, più o meno ricche di contenuti minerali e utilizzate attraverso i secoli dalla medicina.
Un tesoro che dovremo imparare a rispettare, evitando inutili consumi casalinghi, e la cui abituale presenza nelle nostre città è stata drasticamente ridotta con la chiusura di tante romantiche fontanelle.

In questa situazione, che non presenta sintomi di miglioramento, interviene anche il cattivo stato dei nostri acquedotti, molto dei quali decisamente obsoleti, la cui perdita d’acqua nei vari percorsi viene calcolata tra il 30 e il 50 %. Anche per questo motivo, nonostante le abbondanti precipitazioni meteoriche degli ultimi anni in Italia siano superiori alla media europea e che ci racconta di milioni di metri cubi di acqua riversati sul nostro territorio, gran parte delle risorse idriche viene dispersa strada facendo.
Uno degli aspetti che preoccupa di più, non tanto per l’approvvigionamento idrico ma per il riscaldamento terrestre, riguarda il ritiro dei ghiacciai alpini. Per chi ha avuto la fortuna di aver visto da vicino il Ghiacciaio Eterno della Marmolada – il più grande delle Dolomiti – nei primi anni 80, nel rivederlo oggi avrebbe difficoltà a riconoscerlo. Il ritiro è visibile a colpo d’occhio, anche se l’inverno 2013 e le sue eccezionali nevicate hanno parzialmente fermato questo fenomeno, grazie ad una “fredda” coperta di neve che ha fatto da scudo, almeno per ora, al famigerato riscaldamento globale.
Risorse alimentari, idriche e desertificazione.

Uno dei punti salienti, che tocca l’argomento “acqua” ma che è strettamente correlato all’agricoltura, è proprio il riscaldamento globale e il processo di desertificazione in Italia. Il sud del Belpaese, sta combattendo da anni contro il deserto che avanza e dove il cambiamento climatico con sabbia rossa africana e scirocco hanno un peso sostanziale, sono fortemente aiutati dalla mano dell’uomo che sta creando dei danni inimmaginabili. L’utilizzo e il saccheggio sconsiderato delle falde acquifere, in prossimità delle coste, ha portato negli anni ad una intrusione delle acque marine nel sottosuolo, impedendo così il normale sfruttamento delle risorse idriche per l’agricoltura. Il risultato è, forse, sconosciuto alla massa ma propone un decremento produttivo agricolo con dei numeri da record. Si parla di circa il 30% del meridione esposto a questa situazione, con la massima concentrazione tra Calabria, Sardegna, Sicilia, Puglia. Non regioni “qualsiasi”, ma uno dei tanti fiori all’occhiello della produttività alimentare nostrana. Per dirne una, l’abbandono dei “campi” nel foggiano dove, fino a pochi anni fa, si producevano tonnellate di pomodori.
Quindi, è un po’ come il cane che si morde la coda. Sfrutti fino al parossismo le risorse naturali ma, alla fine, la terra ti si rivolta contro e smette di darti “provviste”.
Nel futuro prossimo, i viaggiatori dell’Italia ma più in generale di tutto il pianeta Terra dovranno quindi applicare la massima attenzione alla sfruttamento delle insostituibili risorse alimentari e idriche, chiamando a supporto,ove sia possibile, le varie forme di energie alternative per allontanare il pericolo rappresentato dall’inquinamento terrestre e atmosferico e la conseguente alterazione del nostro ecosistema.

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