Scanno è un piccolo gioiello dell’Abruzzo. Inserito tra i borghi piu’ belli d’Italia è un luogo incastonato in una natura selvaggia, dove la mano dell’uomo non è riuscita a stravolgere ambiente e paesaggi. E’ conosciuto come il paese dei fotografi per le sue suggestioni di luci, dove l’atmosfera cattura l’occhio ad ogni scorcio e regala emozioni tipiche di quando ci si immerge in ambientazioni surreali. Forse è per questo che maestri della fotografia come Henri Cartier-Bresson, Mario Giacomelli, Lynn Saville e molti altri hanno trovato qui la giusta ispirazione per la loro arte, cercando di catturare con l’obiettivo lo spirito di Scanno.

La storia di Scanno

Scanno è tutta una malia che gli deriva dalla sua impronta medievale, indenne dal fluire del tempo. E’ un dedalo di viuzze e piazze dove, oltre che dall’architettura, ci si può lasciare incantare dalle botteghe storiche che testimoniano la tradizione gastronomica abruzzese e l’artigianato. Malgrado molto sia cambiato rispetto agli scatti fotografici che immortalarono il paese più di sessanta anni fa, ogni scorcio è come un libro aperto sul passato che ancora oggi faticosamente si cerca di tenere in vita. La storia di Scanno è questa: quella di un borgo e della sua gente sopravvissuta ai secoli ed al potere distruttivo della natura, che se è vero che qui svela la sua magnificenza, a volte però si trasfigura scatenando dalle sue viscere tutto il suo potere distruttivo, come ha testimoniato il recente e violento terremoto dell’Aquila.
Storicamente l’origine di Scanno è incerta, ma i ritrovamenti archeologi attestano che l’area era già abitata nel Paleolitico, come molti altri siti del Parco Nazionale d’Abruzzo.
In epoca romana vi furono insediamenti sparsi nella zona, forse legati al passaggio delle legioni, tant’è che il toponimo Scanno si fa derivare da Scamnum, termine che indicava a quel tempo il confine delle centurie in cui venivano divisi i terreni conquistati e poi assegnati in proprietà.
Nel periodo successivo al crollo dell’Impero Romano il paese non fu indenne dalle scorrerie ed influenze di tutti i popoli che si riversarono sulla penisola, come i Bizantini e i Longobardi. A testimonianza di ciò resta il costume femminile di Scanno, in particolare il copricapo di fattezze inusuali, sulla cui origine si fronteggiano due scuole di pensiero: una ritiene che sia di matrice longobarda, l’altra araba-saracena.
Tra il Seicento ed il Settecento  Scanno visse la sua età dell’oro, sviluppando talmente tanto la pastorizia e l’antico rito della trasumanza, tipico di queste terre, da generare con esso un indotto fiorente legato alla concia delle pelli, alla vendita di prodotti caseari e della lana. E’ in questo periodo, grazie ad una florida economia, che l’assetto urbano di Scanno cambiò radicalmente come testimoniano le chiese, le piazze, i palazzi e le fontane di pietra. Un susseguirsi di produzioni artistiche di rilievo come la Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli, la Fontana del Saracco e la Fontana del Piasciarello, Palazzo Serafini Ciancarelli, Palazzo Mosca, la Chiesa di Sant’ Eustachio e quella di Santa Maria della Valle.

Scanno: la tradizione artigiana e lo splendore dei suoi dintorni

Il modo migliore per scoprire il paese è passeggiare  per la “ciambella”, un lungo percorso circolare su cui affacciano le botteghe artistiche di Scanno, dove si realizzano merletti al tombolo e raffinati oggetti d’arte orafa.
A Scanno si realizzano infatti i migliori gioielli della tradizione abruzzese come  la “Presentosa”, ciondolo descritto anche da D’Annunzio nel “Trionfo della morte”.
E’ un monile a forma di stella di origine settecentesca, usato come pegno d’amore soprattutto nei fidanzamenti con due cuori uniti da una semiluna, simboli di fertilità e imperituro legame. Ma questo borgo si racconta anche attraverso l’ambiente in cui è immerso. Montagne, sorgenti, altopiani, boschi e vallate e il misterioso Lago di Scanno, bacino a forma di cuore, originatosi a seguito di una frana e soggetto a onde anomale anomalie magnetiche. E poi le meravigliose Gole del Sagittario, un canyon scavato dall’erosione delle acque dell’omonimo fiume e oggi oasi del WWF, dove la fauna e flora sono gli unici veri padroni di ambiente mozzafiato.

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