Una vacanza in Trentino, una delle più belle regioni italiane, incastonata come una perla tra le Alpi, è per il turista una esperienza indelebile per i sensi. Lo sguardo del viaggiatore si perde verso gli alti picchi innevati delle Dolomiti del Brenta, nel verde dei fitti boschi di Paneveggio, sulle rive delle limpide acque del lago di Molveno, lungo percorsi a volte impervi e faticosi, che conducono a vecchie Malghe o Rifugi di montagna dove il palato può godere di antichi gusti e sapori, piatti semplici o rivisitati, ricchi di tradizione, storia e qualità. Una cucina schietta e genuina, di frontiera e povera, ma che rappresenta un eccellenza italiana.

Sulle tavole trentine dei ristoranti più esclusivi, come delle malghe e baite più sperdute, non mancheranno mai diversi tipi di pane, alle noci, ai cereali, al papavero, al sesamo, che accompagnano il tagliere di speck, un prosciutto interamente disossato e lievemente affumicato, specialità sud tirolese IGP, un prodotto risalente al XVIII secolo, ma che già compare nei registri contabili dei Principi Tirolesi del 1200.
Altra eccellenza gastronomica che apre o chiude i pasti in Trentino sono i formaggi, contraddistinti da un gusto, un aroma e un sapore inimitabili, derivanti da latte di bovine, non stressate e tenute al pascolo in ambiente salubre. Il Puzzone di Moena, il Trentin Grana, il Casolet della Val di Sole, trovano versatile applicazione in cucina e vengono spesso accompagnati con polenta e burro fuso.

I primi piatti spesso ricchi e calorici per motivazioni climatiche sono la gioia dei buongustai. I Canederli preparati con salumi o formaggi e ricoperti di brodo caldo sono un ottima specialità da provare dopo una lunga escursione in quota. Stessa cosa per gli Gnocchi, preparati con pane raffermo, formaggio, patate, uova, cipolla. Poi ancora gli Agnolotti con ripieno di noci e formaggio. La regina della tavola resta comunque la polenta, usata come primo piatto, piatto unico o per accompagnare i secondi. Eccellenza trentina è la polenta Carbonera, tipica della Valle del Chiese, derivata dal grano marano di Storo, dalla granella rossastra ed altamente proteico e ricco di amidi, che cresce proprio in quella valle e che ancora oggi viene messo ad essiccare all’aria sui ballatoi di legno.

Per i secondi ricordiamo la selvaggina che è sempre stata una delle maggiori risorse del Trentino : cervi, caprioli, daini, camosci, lepri, fagiani, galli cedroni, in passato trionfavano nei banchetti di corte e sulle mense dei ricchi.
Il Capriolo alla salsa di mirtilli con bacche di ginepro, il daino brasato, il capriolo alla tirolese con gemme d’abete ed il cervo al ginepro, sono piatti principi della cucina tradizionale trentina.
Grande importanza riveste anche il pesce d’acqua dolce, in particolare le trote ed il salmerino. Quest’ultimo pregiato “salmonide”, un tempo re dei laghi e dei torrenti di alta montagna , è stato strappato all’estinzione grazie ad un progetto di ripopolamento e viene servito con porcini e salsa di spinaci o in crosta di mandorle su letto di scarole e spinaci, con uva sultanina e pinoli.
Ma un pranzo non e’ completo senza un dolce, per sciogliere la mente ed il cuore. In Trentino la mela, altra eccellenza italiana, è alla base della pasticceria. Le frittelle di mele con zucchero e cannella, lo strudel, lo zelten tipicamente natalizio, vengono preparati ovunque, ma vale la pena ricordare la torta di pane raffermo, con frutta, latte e noci, la torta di grano saraceno e la torta di castagne.

Trentino però fa rima con vino ed esso detiene la più alta percentuale di vini a denominazione d’origine controllata: il 90%. Un primato. Cinque sono le zone a maggiore “vocazione” enoica: la valle dell’Adige, la plaga della Rotaliana, la Vallagarina, la valle dei Laghi e la valle di Cembra. Tre sono, invece, i vitigni autoctoni sopravvissuti al flagello della fillossera: il Teroldego, il Marzemino e il Nosiola. Tre “gioielli” dai quali si ricavano due grandi rossi da invecchiamento e uno straordinario passito: il Vin Santo.
Il fiore all’occhiello della viticoltura trentina è costituito dagli spumanti classici (quelli per intenderci prodotti con l’antico “metodo benedettino” della rifermentazione in bottiglia con uve Chardonnay, Pinot bianco, Pinot nero e Meunier). Spumanti di alto lignaggio che non hanno nulla da invidiare agli champagne prodotti dalle più prestigiose case spumantistiche francesi. Il “pioniere”, colui che ha aperto la strada delle bollicine trentine verso la notorietà è stato Giulio Ferrari che, agli inizi del secolo, lanciò una vera e propria sfida ai francesi proponendo un prodotto che ben presto conquistò il favore dei consumatori.
Trentino, una meraviglia da scoprire, per aprire il cuore, la mente, lo sguardo, per goderne al palato. Una grande eccellenza italiana.

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