Tra le migliori mete turistiche italiane c’è Urbino, città d’immensa ricchezza storica, artistica e gioiello architettonico delle Marche.
Di origini antichissime, non datate con esattezza, la prima documentazione scritta risale al III secolo a.C., quando Urvinum Mataurense divenne municipio romano. La città si sviluppò in fretta grazie alla vicinanza con la via consolare Flaminia e al tramonto dell’Impero Romano, divenne parte dei domini dell’Esarcato di Ravenna. Coinvolta nei secoli successivi in dispute sanguinarie tipiche del periodo feudale, la storia di Urbino e dei suoi possedimenti cambiò decisamente con l’avvento sulla scena politica italiana della famiglia Montefeltro, verso la fine del secolo XII.

Urbino e i Montefeltro: uomini d’armi e di lettere

La magnificenza di Urbino è quindi intrinseca alla storia dei Montefeltro. Urbino divenne tra le più importanti città rinascimentali italiane, grazie a Federico da Montefeltro, uno dei più abili principi dell’epoca, uomo di lettere, valoroso condottiero e generoso mecenate. La Urbino, Patrimonio Unesco, si deve infatti principalmente a lui. Dal 1998, infatti, il centro storico di Urbino è “Patrimonio dell’Umanità” e la motivazione che ne ha determinato l’iscrizione nella lista è che la città, che non fu tra le più longeve signorie italiane, divenne nei 40 anni di reggenza di Federico da Montefeltro, uno dei più prolifici e vitali centri rinascimentali. Artisti e studiosi dell’epoca come Piero della Francesca, Raffaello che vi trovò i natali, Leon Battista Alberti, Paolo Uccello contribuirono a fare del complesso urbano di Urbino non solo un luogo di straordinaria bellezza, ma di grande omogeneità architettonica, divenendo esso stesso massima espressione della cultura e del pensiero rinascimentale e facendo di questa città delle Marche un modello di città ideale.
Il Palazzo Ducale, voluto sempre da Federico, ed oggi sede della Galleria Nazionale delle Marche  è un opera architettonica straordinaria, dove il castello viene modificato e reinterpretato come uno spazio aperto, una città a forma di palazzo. In quegli anni l’intero assetto urbano della città venne rimodellato sulla base del Palazzo Ducale, alla cui realizzazione parteciparono l’architetto fiorentino, Maso di Bartolomeo, Luciano Laurana e Francesco di Giorgio Martini. I tre artisti, nelle loro rispettive fasi di lavorazione, realizzarono capolavori come il Palazzetto della Jole e l’Appartamento dei Melaranci, lo Scalone d’Onore, la facciata dei Torricini, il Cortile Porticato, la Sala degli Angeli e la Sala delle udienze. Una menzione a parte merita “lo Studiolo di Federico da Montefeltro”, realizzato da artisti italiani e fiamminghi nel 1476. In questo ambiente intimo e quasi angusto, impreziosito con straordinarie tarsie lignee trovarono collocazione delle tavole ad olio, realizzate da pittori fiamminghi, che rappresentavano uomini illustri, come Mosè, Aristotele, Dante e Cicerone, di cui una gran parte, in seguito a complesse circostanze finì al Museo dell’Louvre.

Urbino: l’Oratorio di San Giovanni e Galleria Nazionale delle Marche

I capolavori artistici di Urbino sono allestiti come un museo all’aria aperta. L’Oratorio di San Giovanni custodisce uno straordinario ciclo di affreschi, datati 1400, di Lorenzo e Jacopo Salimbeni da San Severino, tra gli interpreti più importanti del tardo gotico marchigiano. Di questo ciclo pittorico si apprezza la tecnica e la raffinatezza nell’uso del colore, la cura del dettaglio e l’utilizzo di intarsi e madreperle per impreziosire l’effetto visivo. Lo scrigno che però racchiude le massime espressioni artistiche della Urbino rinascimentale sono custodite nella Galleria Nazionale delle Marche dove sono esposti capolavori come La profanazione dell’Ostia di Paolo Uccello, La Flagellazione e la Madonna di Senigallia di Piero della Francesca, la Pentecoste e la Crocefissione di Luca Signorelli, La Muta di Raffaello, l’Ultima Cena e la Resurrezione di Tiziano, l’Assunzione della Vergine di Federico Barocci e la Madonna col Bambino e Santa Francesca Romana di Orazio Gentileschi. Ma il compendio della Urbino rinascimentale è nell’opera ancora non attribuita della Città ideale”, un dipinto a tempera su tavola, databile tra il 1480 e il 1490, con una perfetta veduta prospettica, risultato di ricerche e speculazioni non solo architettoniche ed ingegneristiche, ma anche filosofiche e matematiche, quelle che fecero guadagnare alla civiltà urbinate quattrocentesca l’appellativo di capitale del “rinascimento matematico”.

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