Veloce e quasi pianeggiante, la Variante di Valico, collegamento rapido tra Firenze e Bologna e imponente opera ingegneristica autostradale è oggi, finalmente, una realtà.
Iniziata circa 20 anni fa e costata il doppio rispetto ai previsti 3,5 miliardi di euro, il progetto della Variante di Valico ha subito nel corso degli anni numerosi rallentamenti nello stato di avanzamento dei lavori, quasi tutti da attribuire alla scelta del tracciato, che presentava un livello di rischio geologico superiore a quanto ipotizzato dai progettisti nelle prime fasi. Oggi però questa ciclopica infrastruttura, permette di ridurre i tempi di percorrenza tra Firenze e Bologna di 20 minuti, che su un tracciato fluido e pianeggiante si traducono anche in un risparmio annuo di carburante pari a 100 milioni di litri.

Variante di Valico: l’ingegneria al servizio di un paese

Il tratto appenninico dell’A1, ha sempre rivestito un’ importanza strategica per il collegamento tra il Nord e il Sud del Paese ed il suo potenziamento era prioritario, visto che mediamente ogni giorno si registra il passaggio di 89.000 veicoli, di cui quasi la metà sono camions.
Ma il progetto di realizzazione della Variante di Valico non e’ stato facile. Il potenziamento del tracciato, di cui 32 km costituiscono il cuore dell’opera, è avvenuto su un territorio geologicamente instabile e la realizzazione delle nuove numerose gallerie e viadotti, ha incontrato non poche difficoltà.
Malgrado ciò, si riusciti a realizzare la più importante opera a livello europeo degli ultimi vent’anni. Basti pensare che sono stati movimentati ben 14,5 milioni di metri cubi di terra, che il nuovo percorso per il 50%  è costituito di gallerie, e che l’altezza massima del tracciato è 226 metri sul livello del mare.
La grande difficoltà tecnica, come accennato all’inizio, riguardo i lavori per la Variante, è stata determinata dalla morfologia del territorio, uno dei più complessi d’Italia ed in costante, lentissimo movimento, con caratteristiche geotecniche molto complesse. Questi terreni argillosi, ricchi di sorgenti d’acqua e sismici hanno messo alla prova geologi e ingegneri, che hanno dovuto affrontare due impegnativi imprevisti.
Gli scavi della galleria Val di Sambro hanno innescato infatti una frana sotto il paese di Ripoli, con gravi disagi e senso di pericolo tra la popolazione. Nella galleria Sparvo invece, per la quale, “Autostrade per l’Italia” aveva impiegato la più moderna tecnologia in materia di scavi meccanizzati, la Tunnel Boring Machine (TBM-EPB), la piu grande fresa scudata mai realizzata, con diametro di scavo di 15,70 m e una lunghezza complessiva di 110 m, si è dovuto ricorrere ad anelli in acciaio, cosi da contenere una frana che aveva iniziato a spaccare la copertura in cemento. Un impiego di risorse, tecnologia e professionalità immenso, ripagato da opere architettoniche uniche, come i viadotti Reno, Lagaro e Aglio, con le luci di campata a 148, 135 e 118 metri.
Ma il vero fiore all’occhiello della Variante di Valico è la Galleria di base, lunga quasi 9 km, che rappresenta un’opera unica per l’ingegneria non solo italiana.

La Variante di Valico: chi e come la ideo’

Il progetto della Variante fu iniziato 32 anni fa e realizzato dall’architetto Pier Luigi Spadolini. Un tracciato di 45 opere principali, di cui 23 viadotti con pendenze intorno al 2%. La carreggiata è stata realizzata a doppio senso di marcia e due corsie, più quella per sosta di emergenza. Uno dei più ambiziosi progetti tra le opere pubbliche italiane, che oggi promette di snellire il traffico su un nodo vitale della nostra rete autostradale. Che aspettate allora? Salite in macchina e godetevi il panorama, ma ricordate… non ci sono Autogrill ed in parte la Variante di Valico è ancora da completare.

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