Tanta è stata grande la fama di Velia nell’antichità, che in tempi moderni la città ha avuto l’onore di aver dato il nome al primo computer totalmente a transistor del mondo. Conosciuta anche come Elea, oggi nota come Velia, il computer sviluppato era italiano, prodotto da Olivetti negli anni Cinquanta e il nome fu scelto in omaggio alla città che era stata patria di due tra i più grandi filosofi antichi, Parmenide e Zenone.
Elea fu fondata su un colle lungo la costa del Cilento nel 540 a.C. dai Focei, un gruppo di esuli Greci provenienti dalle coste dell’attuale Turchia, e fu ribattezzata Velia dai romani, che la conquistarono nell’ 88 a.C.
Fu città florida, grazie ai due porti, ed ebbe anche il privilegio di battere propria moneta. La sua decadenza iniziò quando gli interessi di Roma si spostarono ad Oriente, tramite nuovi porti sull’ Adriatico. La perdita di importanza della città causò il disuso dei suoi bacini di attracco fino al progressivo interramento, tanto che oggi sono distanti centinaia di metri dal mare.
Tagliata fuori dalle rotte commerciali, Velia si ridusse progressivamente fino a diventare un piccolo villaggio di pescatori che venne definitivamente abbandonato per sfuggire alla malaria ed alle incursioni dei pirati saraceni in epoca medievale, anche se sul promontorio, in epoca normanna, fu costruita la torre d’avvistamento, ancora oggi visibile.

Velia, la perla del Cilento

Velia, insieme ai siti archeologici di Paestum e della Certosa di Padula, si trova oggi all’interno del Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano, uno dei dieci geoparchi italiani. Gli scavi, iniziati dopo la Prima Guerra Mondiale, hanno dimostrato che la città si articolava in due distinti nuclei, collocati sui pendii settentrionali e meridionali del colle, ognuno con una propria cinta difensiva muraria. In origine Velia era dotata di due porti naturali, la Porta Marina Nord e la Porta Marina Sud, collegati da un’ampia e ripida strada che superava il colle e separava i due quartieri attraversando la monumentale Porta Rosa, larga quasi tre metri e alta quasi otto.

Velia, i filosofi e la sua fama eterna

Velia è nota come la città della filosofia poiché vi nacque e vi visse, tra il 510 e il 435 a.C. circa, il filosofo Parmenide fondatore della scuola eleatica. Molto stimato dai suoi concittadini, Parmenide ebbe un ruolo di primo piano nell’evitare una guerra tra le due popolazioni che vivevano nel territorio. Dopo l’impresa, Parmenide divenne legislatore e primo cittadino di Velia e mise per iscritto le sue gesta componendo un poema che inizia proprio con la traversata della via del Nume (oggi via della Porta Rosa) , alla fine della quale la dea Giustizia gli detta personalmente le leggi della città. Il suo allievo Zenone fu l’altro grande filosofo della città, famoso in particolare per i suoi paradossi, come quello di Achille e la tartaruga, in cui l’eroe non riesce mai a superare la lenta tartaruga in una gara di corsa.
Le sue famose contraddizioni hanno dato lo spunto per la creazione del Museo del Paradosso, che accoglie i contributi degli studenti che negli ultimi anni hanno partecipato al concorso “Pensare per paradossi” ed è punto di riferimento per tutti gli interessati alla paradossalità e alle sue potenzialità artistiche e filosofiche.
La fama dell’antica Velia è anche legata a una fiorente scuola medica, forse alla base della successiva scuola medica salernitana. Nel 1979, in onore dell’antica città, della sua tradizione di sapienza e del computer omonimo creato venticinque anni prima, Carlo De Benedetti, battezzò Elea la scuola di formazione aziendale della Olivetti.

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